
Ciondoli Indoeuropei: tradizione che si indossa
25 Febbraio 2026di Duarte Branquinho
Il centenario scrittore tedesco è stato una delle figure di riferimento della cosiddetta Nuova Destra francese guidata da Alain de Benoist.
Il libro Ernst Jünger entre les dieux et les titans, pubblicato nel 2020 da Via Romana, è stato ora pubblicato in italiano da Passaggio al Bosco Edizioni con il titolo L’Operaio fra gli Dèi e i Titani. Ernst Jünger “sismografo” dell’era della tecnica. Il volume raccoglie diversi saggi del pensatore francese, oltre a una testimonianza e un’accurata bibliografia, che ci consentono di comprendere meglio il rapporto tra questo autore e la sua opera e una corrente di pensiero innovativa.
Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, il Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne (Grece), con Alain de Benoist come una delle figure di spicco, si proponeva una lotta culturale e metapolitica per una rinascita europea. Attraverso pubblicazioni, conferenze e diverse altre interventi pubblici, questa corrente di pensiero ha segnato profondamente la politica francese ed europea, venendo soprannominata dai media Nuova Destra.
Una delle caratteristiche del Grece, che permane ancora oggi nell’ambiente che ne è erede, era la scelta di temi evitati o inesplorati, nonché di autori sconosciuti o delle loro opere meno trattate. Uno di questi casi fu quello di Ernst Jünger (1895-1998).
A metà degli anni ’70, nonostante l’autore tedesco fosse ampiamente tradotto, molto letto e apprezzato in Francia, era considerato una figura appartenente esclusivamente al mondo letterario e i suoi scritti politici giovanili erano sconosciuti al grande pubblico. Eppure, fu proprio questo “altro” Jünger ad attirare l’interesse della Nuova Destra.
Figure
Alain de Benoist inizia analizzando le quattro grandi figure che Jünger fa emergere nella sua opera e che corrispondono a periodi molto diversi della sua vita. Cronologicamente, sono il Soldato del Fronte, l’Operaio, il Ribelle e l’Anarchico. Per Jünger, sono «forme superiori di visione», poiché «la concezione delle Figure conferisce un potere metafisico». De Benoist vede qui anche un modo sottile per rifiutare l’individualismo, in particolare nell’affermazione di Jünger: «l’unico e il tipico si escludono».
In queste quattro figure, de Benoist non vede contraddizione, ma piuttosto continuità. Secondo lui, in questa progressione si verifica una purificazione che «ha portato Jünger, prima attore del suo tempo, poi giudice e critico del suo tempo, a posizionarsi infine al di sopra del tempo per testimoniare ciò che era prima del secolo che è stato il suo e ciò che verrà dopo di esso».
Dei e titani
Il saggio più approfondito di questo libro è dedicato alla figura dell’Operaio. Il libro omonimo è considerato da Armin Mohler più che una filosofia, «una creazione poetica». È questo lato metafisico che de Benoist ritiene vada oltre il contesto storico e soprattutto politico in cui è apparso. La «mobilitazione totale» de L’Operaio (1932) rimanda necessariamente alla tecnica, anche se Jünger ritiene che il suo principio sia più profondo. L’opera, al di là dei tentativi di sfruttamento politico, attira l’attenzione di Heidegger, per il quale il lavoratore rappresenta, in modo visionario, la realizzazione dell’essenza della metafisica occidentale nell’onnipotenza della tecnica mondiale.
È importante notare che per suo fratello Friedrich Georg Jünger il mondo della tecnica è l’universo dei titani. A questi, che rappresentano la smisuratezza, si oppongono gli dei. Cosa aspettarsi, allora? Il ritorno degli dèi?
Fraternità dandy
Il parallelo tra Ernst Jünger e Drieu la Rochelle è allettante e da questo confronto è evidente l’opera magistrale di Julien Hervier, Deux individus contre l’histoire, del 1978. Anche de Benoist non è sfuggito a questo sguardo incrociato, notando i vari riferimenti a Drieu nei Diari di Jünger, in particolare quello in cui rivela di aver sparato contro di lui in uno scontro a Le Godat, durante la prima guerra mondiale. Entrambi hanno scritto sulla guerra, in modi e tempi diversi, entrambi sono stati influenzati dalla lettura di Nietzsche ed entrambi hanno sognato un’avventura africana durante la loro giovinezza. Il loro impegno politico fu tuttavia diverso e le loro vite, una molto lunga e l’altra deliberatamente abbreviata dal suicidio, si distinguono. Tuttavia, diversi autori hanno visto in entrambi dei rappresentanti del dandismo, il tipo di persona che «si stilizza», o che ha come elementi distintivi la distanza, la bellezza, l’impassibilità. Allo stesso tempo, Jünger era francofilo e Drieu germanofilo, esempi di una fratellanza europea.
Testimonianza
De Benoist racconta di aver scoperto l’«altro» Jünger grazie al suo amico Armin Mohler, che fu segretario dello scrittore tedesco per diversi anni dopo la guerra e autore di un’importante opera sulla Rivoluzione Conservatrice in Germania. Ma l’incontro personale con l’autore avvenne nel 1977, al Festival Internazionale del Libro di Nizza, dove de Benoist era presente allo stand delle edizioni Copernic. Racconta di aver sentito qualcuno chiamarlo per nome e, quando si voltò, vide un uomo di media statura e dai capelli bianchi che non riconobbe. Quest’ultimo si presentò dicendo: «Buongiorno, sono Ernst Jünger». De Benoist rimase senza parole. Seguì una lunga conversazione, ci fu una foto ricordo e un successivo scambio di corrispondenza.
Da allora, de Benoist si dedicò allo studio del periodo politico del giovane Jünger e diversi lavori furono pubblicati sulle riviste del Grece e alcuni tradotti in altri Paesi.
In questa preziosa testimonianza, racconta anche un episodio avvenuto all’Università Humbolt di Berlino. Invitato a partecipare a un dibattito, de Benoist finì per essere attaccato da antifascisti che non sapevano che avrebbe parlato contro la xenofobia. Tornato a Parigi, ricevette una telefonata da Armin Mohler che gli disse che Jünger aveva saputo dell’incidente e voleva sapere come stava. Naturalmente, questo è stato un gesto personalmente toccante da parte di una figura così rappresentativa.
De Benoist scrive che la sua ammirazione per Jünger, sia come uomo che come autore, non è mai venuta meno. Ma forse ha cambiato un po’ di direzione. «Trent’anni fa mi entusiasmava il “primo” Jünger, quello degli anni Venti e Trenta. Con il tempo e con l’età, sono diventato più sensibile al “secondo”: all’Anarchico più che al Ribelle, al pensatore “senza tempo” che, essendo salito più in alto, ha saputo anche vedere più lontano». È un cambiamento comune ai jungeriani che si lasciano presto sedurre da questo maestro delle lettere tedesche.
Ernst Jünger diceva che “le rivoluzioni silenziose sono le più efficaci”. Alain de Benoist conclude: “È necessario leggerlo in silenzio”.


