ISTITUTO ENEIDE

Il Manifesto

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Sotto lo stesso Sole

Sin dall’alba dei tempi, l’Italia è stata identificata con l’Esperia, la terra dove il sole va a nascondersi e a rigenerarsi in attesa di risorgere. In quanto militanti e patrioti europei di origine italiana, è nostra ferma volontà contribuire alla rinascita dell’Europa sotto gli auspici dello stesso sole, oltre la fine della notte occidentale.

L’idea europea è l’unica grande idea rivoluzionaria del terzo millennio: noi, da italiani, le portiamo in dote i millenni di cultura, di bellezza, di originalità, di inventiva, di sperimentazione di cui siamo eredi.

L’Istituto Eneide intende essere il vettore di questa rivoluzione, attraverso un’opera di formazione, informazione, diffusione di idee, mobilitazione militante, collaborando con qualsiasi realtà sia mossa dalle stesse finalità, al di là di contingenze politiche, sigle di appartenenza, ideologia di provenienza.

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L’Italia e l’Europa

L’impegno per l’Europa potenza non solo non contraddice, ma porta a compimento gli sforzi per una Italia padrona del proprio destino. L’italianità non è mai stata contraddistinta dal ripiego sciovinista o dall’isolazionismo.

Grazie alla memoria mai sopita di Roma, essere buoni italiani ha sempre significato proiettarsi di là da se stessi. Ciò è tanto più vero in un’epoca come la nostra, caratterizzata dall’emergere dei grandi spazi come nuova posta in gioco politica, che impone visioni più ampie di confini e di identità per resistere alle sfide della storia.

03

Superare l’Europa attuale

Le forme politiche ed economiche assunte oggi dall’Europa appaiono deboli, contraddittorie, inconcludenti, masochiste, inadatte alla sfida del presente. Proprio per questo lottiamo per un loro superamento rivoluzionario.

Va costruita un’Europa alternativa, sovrana, libera, priva di condizionamenti esterni di qualsiasi tipo, come comunità di destino di tutti i popoli europei. Si tratta però di un’alternativa concreta, di un’idea operativa, che va incardinata nel presente, facendo esplodere le contraddizioni e liberando energie latenti che già ardono sotto la cenere.

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Il Genio Europeo

Riteniamo che l’Europa, nel corso dei millenni, abbia prodotto espressioni politiche, culturali, spirituali varie, che tuttavia sono il frutto di un medesimo genio. Esiste quindi una specifica forma mentale europea, che si esprime politicamente in una visione di libertà, di comunità, di responsabilità; eticamente in una visione della forma, della tenuta, dell’onore; esistenzialmente in una visione dell’audacia, dell’avventura, della sfida all’ignoto; esteticamente in una visione di bellezza, di armonia, di profondità.

Crediamo che questa forma mentale non abbia affatto terminato di produrre storia al cospetto del mondo.

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La bellezza come orizzonte

Il genio europeo si è manifestato in molteplici modi, il più importante dei quali, ai fini della definizione di uno specifico sentimento del mondo, è quello artistico. Dalle pitture rupestri alle statue greche, dai dipinti del Rinascimento ai progetti visionari del razionalismo architettonico novecentesco, gli europei hanno sempre mantenuto un approccio estetico al mondo.

Così come originale e rivoluzionaria appare la parabola della musica tonale che, a partire dal 1700, esprime il senso del nostro divenire storico con una raffinatezza armonica mai sperimentata in nessun altra civiltà. Questa sensibilità squisitamente europea va riaffermata oggi contro tutti i nemici del bello, siano essi oscurantisti religiosi o fanatici progressisti della cancellazione.

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Divenire stessi

L’adozione di categorie culturali e spirituali estranee a questo universo mentale è un processo che può ben essere definito alienante, nel senso letterale del termine. Non neghiamo la stratificazione della storia e le complesse genealogie che innervano la nostra identità, passando anche per contaminazioni con l’altro da sé. Cosa diversa è però l’importazione violenta e repentina di strutture mentali anti europee nel nostro spazio di civiltà, giungano esse da Ovest, da Sud o da Est.

Sappiamo che l’identità non è un’essenza immobile, che anche le culture sono soggette al divenire, ma vogliamo essere artefici del nostro divenire. Il diritto a restare se stessi è oggi proclamato per qualsiasi popolo del mondo, tranne che per gli europei: è giunto il momento che essi se lo prendano.

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Nessuna colpevolizzazione

Rifiutiamo radicalmente il processo di colpevolizzazione dei popoli europei per il loro passato, che non è più violento o «imperialistico» di quello di qualsiasi altra civiltà, ma in compenso contiene conquiste etiche, giuridiche, scientifiche raramente raggiunte altrove.

Proclamiamo la fierezza per ciò che siamo e per ciò che abbiamo costruito. Ma al tempo stesso ci svincoliamo da ogni nostalgismo verso qualsiasi epoca, lontana o recente. Nel passato vediamo non un fardello che ci rallenta, bensì l’ispirazione, sempre rinnovata in ogni diversa prospettiva storica, che ci dà lo slancio per andare più avanti ancora.

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Essere un Popolo non sostituibile

L’identità non è un concetto astratto, un insieme generico di «valori» o di simboli staccati da qualsiasi contesto. L’identità ha bisogno del radicarsi di un popolo su una determinata terra e il suo svilupparsi in una specifica cultura.

La sostituzione di popolo in corso spezza quell’asse verticale tra spirito, popolo e terra. Al di là delle misure politiche immediate, che pure guardiamo con favore, per contrastare il fenomeno, riteniamo che sia essenziale ridare agli europei il senso dell’appartenenza a una civiltà, della continuità tra le generazioni, del radicamento su una terra, della proiezione di sé nel futuro.

Il miglior antidoto contro la grande sostituzione è tornare a pensare e a vivere la nostra comunità di popolo come una singolarità non sostituibile, come un’unicità culturale ed esistenziale irriducibile a una materia umana indifferenziata.

09

Tecnica e  identità

Uno dei frutti più preziosi della millenaria civiltà europea è l’avventura pratica e teorica della tecnoscienza, la sua «mobilitazione del mondo» incessante. Ovviamente la tecnoscienza apre opportunità feconde e pericoli esistenziali allo stesso tempo.

L’unico modo per fronteggiare i possibili esiti disumani della tecnoscienza è quello di affrontarla e padroneggiarla con una visione del mondo sovrumana. La negazione luddista, al contrario, elude il problema, rendendoci oggetto di dinamiche impersonali e amplificando, per paradosso, tutte le distorsioni che vorrebbe combattere.

Bisogna invece ritrovare il senso della tecnoscienza come tratto identitario.

10

Una sfera di influenza  intangibile

L’Europa potenza che vogliamo è un’Europa sovrana, armata, conscia del proprio destino storico e non più limitata dal tabù della forza, decisa a intrattenere buoni rapporti diplomatici con chiunque la rispetti, ma non disposta a subire la tutela di chicchessia.

Questa Europa potenza dovrà avere la volontà e la capacità di stabilire una propria sfera di influenza politica, economica e culturale intangibile e sottratta alle mire di altre potenze.

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C’è solo l’Avanti

Le nostre negazioni del globalismo, del mondialismo, dell’universalismo liberale non devono tuttavia far credere che noi vogliamo respingere il mondo a quello che esso era prima del 1989. Non si torna indietro. C’è solo l’avanti.

Allo stesso modo, la critica radicale dello stato di cose presente non ci porta ad affondare in una retorica apocalittica, allucinata, disperante, reazionaria o anche escatologica o messianica. La nostra disposizione d’animo, anche di fronte alla più fosca delle contingenze storiche, resta solare, propositiva, affermativa, intrisa di ottimismo tragico.

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La Rigenerazione della Storia

Contro la fine della storia e il trionfo dell’entropia etnica, sociale, spirituale, noi ci proponiamo di essere protagonisti di una rigenerazione della storia. Oltre il sistema per uccidere i popoli, esiste un avvenire di identità, di miti, di tradizioni vive, di civiltà libere di coltivare se stesse al di fuori di qualsiasi utopia universalista e progetto etnocida globale.

Abbiamo deciso che quell’avvenire ci appartiene.