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Un itinerario alla scoperta di Nemi e del santuario di Diana Nemorense, il cui culto è legato alla figura del Rex Nemorensis e ai più antichi riti del popolo italico pre-romano.
Nemi fa parte dei Castelli Romani, un insieme di tredici borghi fortificati nel Medioevo dalle grandi famiglie romane che cercavano di sfuggire all’anarchia. Di essa rimane la torre del castello Ruspoli.
Nella valle di Ariccia vi è un lago,
cinto da una selva oscura e sacro a un antico culto […]
Tutto intorno vi è una lunga siepe, velata da bende svolazzanti,
su cui poggiano molti ex-voto dedicati alla dea.
Spesso da Roma vi vengono le donne che son state esaudite,
portano fiaccole accese e hanno la testa coronata di fiori.
Chi vi regna ha mani robuste e piedi veloci,
e ogni volta ciascun re muore come colui che lo ha preceduto.
Ovidio, Fasti III, Marzo, 268 e successivi
Paese: Italia
Regione: Lazio
Tema generale del percorso: Archeologia sacra
Modalità di spostamento: A piedi
Durata del percorso: due ore AR dal villaggio al sito, alle quali bisogna aggiungere il tempo trascorso sul sito archeologico. Giro del lago: 1 ora e 30 minuti a 2 ore.
Difficoltà del percorso: Molto facile, accessibile in famiglia.
Periodo possibile: Tutto l’anno. Evitare i giorni più caldi dell’estate.
Presentazione geografica
Il borgo di Nemi si trova a circa venti chilometri a sud-est di Roma, sui monti Albani, a circa 520 m s.l.m. Il lago, 200 m più in basso, occupa il cratere di un antico vulcano. Lo “specchio di Diana” è circondato da foreste (nemus significa “bosco” in latino), dove domina il castagno. Tuttavia, le terre vulcaniche sono oggi coltivate; il lago non ha quindi più l’aspetto selvaggio che aveva nell’antichità. A Nemi si coltivano la fragola e la fragolina dei boschi, spesso in serra.
Georges Dumézil precisa :
«Il santuario di Ariccia si trovava sulla riva di un lago di montagna, in un bosco al quale la dea deve il suo nome usuale, Diana Nemorensis. Due fatti caratterizzavano il suo culto.
Il suo sacerdote portava il titolo di re, rex Nemorensis e un uso sicuramente antico rendeva questa dignità fragile: chi aspirava alla ‘regalità’ doveva uccidere il titolare in carica dopo aver spezzato un ramo da un certo albero del legno sacro.» Poiché non era privo di rischi, il duello divenne una sorta di simulacro, permettendo a uno schiavo fuggitivo di ottenere la libertà diventando rex Nemorensis, re del bosco.
Ma, spiega Georges Dumézil, «nonostante il bel libro di Frazer, nulla permette di pensare che questo rex sia mai stato un re reale, ma la successione, sempre virtualmente aperta, del regnum nel nemus di Diana doveva esprimere un tratto importante della missione o del carattere della dea.
D’altra parte, Diana, che va considerata come vergine poiché è stata assimilata alla rigorosa Artemide, aveva potere sulla procreazione e la nascita dei bambini. Gli scavi hanno portato alla luce una quantità di ex-voto il cui significato non è dubbio. [… ] Alla sua festa, alle Idi di agosto, le donne si recavano al suo bosco in processione, con torce, per segnare il loro riconoscimento. [… ] In questo bosco, una sorgente ospitava una sorta di ninfa, Egeria, il cui nome fa riferimento alla liberazione delle donne.
Diana è celebrata il 13 agosto.
Nemi fa parte dei Castelli Romani, un insieme di tredici borghi fortificati nel Medioevo dalle grandi famiglie romane che cercavano di sfuggire all’anarchia. Di essa rimane la torre del castello Ruspoli.
Descrizione dell’itinerario
Lasciare l’auto nel borgo di Nemi. Attenzione, è molto affollato alla fine della settimana, e ancora di più durante la stagione delle fragole. All’ingresso di Nemi, una statua contemporanea vi saluta: la Diana cacciatrice dello scultore Luciano Mastrolorenzi (nato nel 1929). Attraversando il borgo, ai piedi di una palma, vedrete una lapide in memoria di James George Frazer (1854-1941), autore del Rameau d’or e considerato il fondatore dell’antropologia culturale. Un po’ più avanti, sulla parete del palazzo Ruspoli, una fontana raffigurante Medusa porta una curiosa iscrizione in futhark. Non è altro che la firma fantasiosa dello scultore: “Nel 2008, Luciano Mastrolorenzi donò al paese questa lega di rame e stagno.”
Dopo essere passati sotto la porta medievale, prendere il sentiero che scende a sinistra. Durante la discesa, e a seconda della stagione, non dimenticare di realizzare bouquet, ghirlande e corone. Arrivati in fondo al sentiero, prendere la strada che parte a destra. L’accesso al sito archeologico è segnalato. Tuttavia, arrivati in prossimità del sito, non seguire il sentiero di terra che conduce a una griglia, perché questa è chiusa. Seguire il sentiero di terra che attraversa un prato fino a una taverna, Le Jardin de Diane, dove si torna per dissetarsi o pranzare se è aperta (in effetti è bene annunciarsi, il che permette di visitare tranquillamente il sito archeologico). Camminando tra gli ulivi, si arriva davanti alle rovine del tempio.
Il santuario stesso occupa una larga piattaforma artificiale di 200 m per 175 m. Questa era delimitata da due portici d’ordine dorico, uno con colonne intonacate in rosso, l’altro con colonne di peperino grigio scuro. Ospitava statue, locali riservati ai sacerdoti, alloggi per i pellegrini, una cella, un tempio, bagni terapeutici e persino un teatro. Di queste strutture, si vede solo una parete con grandi nicchie, una parte del pronao, con almeno un altare votivo e alcune colonne. Sotto il tetto moderno che protegge gli scavi, un altare porta regolarmente offerte: fiori, frutta, candele…
Il sito fu abbandonato con la cristianizzazione: marmi e decorazioni furono recuperati prima che la foresta riprendesse i suoi diritti. Gli scavi archeologici sono iniziati nel XVII secolo; i reperti più belli si trovano in vari musei europei, tra cui quelli di Roma, Nottingham e Copenaghen.
Si può continuare l’escursione facendo il giro del lago e visitando il Museo delle navi romane (vedi sotto). Alla fine della giornata, bisognerà pensare a tornare al villaggio.
Attività connesse
Museo delle navi romane
Questo museo, costruito nel 1935, ospitava i resti di due navi votive dell’epoca di Caligola (37-47) ritrovate in fondo al lago. Purtroppo, nel 1944, un incendio devastò il museo e le sue preziose imbarcazioni. Ricostruito, il museo riaprì nel 1953, poi nel 1988. Oggi ospita gli oggetti trovati nella regione e i modellini in scala ridotta delle imbarcazioni. Gli oggetti più preziosi si trovano al Museo nazionale romano di Palazzo Massimo a Roma.
Per saperne di più: museonaviromane.it
Percorso archeologico sotterraneo
Per proteggere il santuario di Diana, era importante regolare il livello del lago. Nel V secolo a.C., gli abitanti di Aricia scavarono un canale artificiale, “l’emissario di Nemi”, lungo 1.653 metri. Questo canale fu ritrovato e rimesso in funzione durante gli scavi del 1927, per facilitare il recupero delle navi. Si viaggia con una guida, su prenotazione. Attrezzatura consigliata: stivali e pantaloni resistenti, torcia. Telefono: (+39) 06 94 79 931 o (+39) 06 94 95 255.
Numerose altre escursioni nel parco dei Castelli Romani: parcocastelliromani.it
La Via Francigena
Nemi è una tappa della Via Francigena Sud, che collega Roma a Brindisi, dove i pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa.
Per saperne di più: viefrancigenedelsud.it
Cartografia
Una mappa è disponibile in PDF: parcocastelliromani.it
Una buona lettura del paesaggio e la brevità dell’escursione permettono di fare a meno di una mappa.
Bibliografia
Georges Dumézil, La Religione romana arcaica
Ovidio, Fasti
James George Frazer, Il Ramo d’Oro
Thomas F. C. Blagg, Il mobilio archeologico del santuario di Diana Nemorensis, In: I boschi sacri. Atti del convegno internazionale di Napoli. Collezione del Centre Jean Bérard, 10, 1993, 103-109:
Materiale specifico, attrezzature
Abbigliamento da passeggio secondo la stagione, scarpe leggere, borraccia o bottiglia d’acqua. Attenzione alle normative del parco dei Castelli Romani. Sono vietati in particolare: i cani, il fuoco aperto, il campeggio e la raccolta.
Arte di vivere
La festa della fragola si svolge a Nemi a giugno. Il vino “locale” è il famoso frascati. Un’altra specialità è il maiale da latte arrosto, la porchetta.
Collegamenti
Il sito di Nemi: visitnemi.it
Un documentario della RAI permette di percorrere il lungo tunnel dell’emissario di Nemi: youtube.com/watch? v=8E-4wcTkWHg
Il recupero delle navi romane, documentario del 1927-1928: youtube.com/watch? v=J6v-cjWyxVY
Anno in cui questo itinerario è stato percorso
Novembre 2015.


